Ok, è stato il grande argomento del gennaio 2010. E’ l’ultimo nato di casa Apple. E’ l’iPad.
Ne hanno parlato tutti, si vocifera persino di un’enciclica di Papa Benedetto XVI sulla famosa tavoletta, mai pronunciata per problemi sul copyright. Se ne sono sentite di tutti i colori:
E’ un iPhone, ma più grande!
Al massimo è un iPod touch, ma più grande!
Non ha l’USB!
Non ha il card reader!
Non ha l’uscita video! (ce l’ha, ce l’ha…ma nelle prime ore sono girate false informazioni)
Non ha il multitask!
Non vola!
Insomma, tutti a sparare a zero. E su Youtube sono subito spuntate come funghi centinaia di “parodie” (riporto per dovere di cronaca la più geniale, quella di Pee-Wee Herman su www.funnyordie.com ).
Bene, visto che tutti hanno detto la loro, anch’io dico la mia.
Il lancio dell’iPad mi ha ricordato quello dell’iPhone, poco meno di 3 anni fa. Oggi lo negano tutti, ma vi invito a ricordare i commenti all’indomani del lancio del telefono di Jobs: costa troppo, dura poco la batteria, non supporta flash etc. etc. E abbiamo visto com’è andata a finire.
Non voglio difendere l’iPad, voglio solo sospendere il giudizio. Aspettiamo.
E’ vero, l’iPad ha delle carenze evidenti (multitask e usb in primis), ma non ha ancora svelato il suo potenziale effettivo.
Come è stato per l’iPhone, l’iPad potrà diventare grande grazie agli sviluppatori.
Intanto, parte con 140.000 apps già sviluppate per iPhone e iPod, e alcune di queste offriranno un’esperienza di molto superiore sulla nuova piattaforma. E sono convinto che proprio gli sviluppatori ci mostreranno le vere potenzialità dell’iPad.
Il 1 dicembre, è stata la giornata mondiale contro l’HIV. E ancora una volta, abbiamo avuto la riprova di come Internet sia sempre più il mezzo elettivo per la diffusione di messaggi e contenuti, e per la condivisione di cause, a volte nobili, come questa.
Sono state promosse migliaia di iniziative, con un unico obiettivo: parliamone, spargiamo la voce.
Tutti avrete notato quello che ha realizzato RED, colorando le interfacce di rosso attraverso hashtags e profile pics, presidiando i principali social network con l’obiettivo di diffondere il messaggio, mantenere alta l’attenzione su un tema da molti considerato appartenente al passato, ma tristemente attuale per il numero imressionante di personache, ancora oggi, convivono con l’AIDS. Tra le partnership che RED porta avanti per il sostegno della lotta all’AIDS in Africa, è spiccata senza dubbio la più recente, quella che ha visto Nike protagonista con l’iniziativa Lace Up, Save Lives . L’idea è semplice: mettiamoci tutti le stringhe rosse (prodotte in serie speciale da Nike per RED) per manifestare il nostro sostegno attraverso un gesto semplice. Tutto il ricavato sarà devolutonel sostegno della lotta all’HIV in Africa. La partnership si è tradotta in una domination online (l’homepage del sito Nike.com supporta tuttora l’iniziativa), il sostegno di numerose celebrità (Didier Drogba, Bono, calciatori di diverse nazionalità e molti altri), un megaevento nel Nike Store di Londra e così via. I risultati sarannoresi noti nei prossimi giorni (settimane?) ma potete scommettere che si parlerà di numeri importanti. Nel frattempo il 1 dicembre 6 trending topics su 10 su Twitter si riferivano all’iniziativa (con l’hashtag #joinred in testa).
Anche noi di Agency.com abbiamo cercato di fare la nostra parte. O meglio, di promuovere la brillante idea di un nostro collega, Anton Leroy, copywriter e fotografo. Come? Sostenendo il passaparola sull’importanza dell’uso del preservativo. L’operazione si chiama WOM against HIV. La nostra voce contro l’AIDS, passata di bocca in bocca, di profilo in profilo, di post in post. Per ricordare che il problema esiste, parlandone. Aspettiamo il sostegno di tutti! Visitate il sito www.womagainsthiv.org per scoprire come. Con una foto su Flickr, su Twitter, su Facebook. L’importante è unirsi al movimento, e spargere la voce. Che, ancora una volta, corre online.
Negli ultimi anni si parla costantemente dell’ormai prossimo “ricambio generazionale” tra TV e internet, e della tendenza al trasferimento di gran parte degli investimenti pubblicitari sulla rete. In effetti il processo è in atto, tanto che secondo una recentissima indagine della European Interactive Advertising Association tra il 2009 e il 2010 l’advertising online registrerà una crescita del 7,6%, mentre gli investimenti pubblicitari destinati alla TV subiranno una flessione del 20%. Questo deriva inevitabilmente da una crescita dell’audience internet, e ci indica (ormai da anni) nuovi scenari, che vanno a ridefinire profondamente le dinamiche di fruizione dei messaggi pubblicitari.
Televisione e internet sono segnate da una profonda differenza proprio nelle modalità di utiizzo: la prima è caratterizzata da un flusso “push”, dove le informzaioni vengono trasmesse secondo un palinsesto in cui il fattore “tempo” è determinante. L’utente sceglie di sintonizzarsi su un canale effettuando una scelta all’interno di un’offerta limitata ad un dato momento. Internet al contrario si caratterizza per la libertà di scelta che porta l’utente a determinare i propri percorsi di fruizione in modo indipendente dal fattore temporale (ad eccezione di casi specifici come il live streaming di eventi in diretta).
Internet sembrerebbe quindi destinata a vincere la battaglia, e la TV a soccombere. Restano però una serie di retaggi culturali derivanti da anni di strapotere del mezzo televisivo, che in molti casi incombono sui contenuti online, in un processo anacronistico di emulazione inversa.
Mentre la TV tende all’imitazione di internet con l’aumento continuo di offerte on demand e la proposta di tecnologie capaci di affievolire i limiti del media televisivo (vedi MySky), continuiamo a commettere l’errore di chiedere a internet di comportarsi come una televisione. Sorvoliamo i casi drammatici tipo “Ma siamo sicuri che serva un menu di navigazione? Io voglio che l’utente passi da una pagina sola, dove gli faccio vedere bene come è fatto il mio prodotto e il logo” (capita ancora, purtroppo), ma il punto in questione è cruciale e merita qualche riflessione.
La prima domanda che dobbiamo porci nell’approccio alla definizione di un progetto di comunicazione online è “che cosa interessa al mio target?“, anzichè “come racconto il mio prodotto?“. Anche la seconda è un’ottima domanda, ma deriva dalla prima.
Non possiamo definire il messaggio centrale con cui rivolgerci all’utente senza considerare le sue priorità: definire un percorso di fruizione in modo arbitrario va contro alla natura del mezzo in sè, riportandoci al 30 secondi Tv che viene “offerto” forzatamente ad uno spettatore passivo. E anche se lo facessimo, l’utente non lo rispetterebbe.
Anche su internet l’utente ricerca contenuti, non riceve messaggi in modo passivo. Nessuno (a parte pochi fanatici) guarda la TV per vedere quante lame avrà il nuovo rasoio di Tiger Woods. Allo stesso modo pochi visiteranno un sito web per scoprire quanti milioni di fibre vegetali contiene uno yogurt. O almeno, non solo. Anche la comunicazione di prodotto non può prescindere dall’offerta di contenuti, servizi ed informazioni rilevanti per il consumatore.
Restringendo il campo all’area delle conversaizoni online e del consumer engagement attraverso i social media, le brand devono necessariamente conformare il proprio intervento alle dinamiche naturali di interazione, sforzandosi di parlare con i propri consumatori in modo paritario, trasparente, reciproco, aperto. Non parlando di sè stesse, ma instaurando un dialogo libero. Imporre le proprie regole non vuol dire che i propri interlocutori le rispetteranno. Anzi.
La posizione centrale del contenuto andrà a consolidarsi in modo sempre più importante, e in modo spontaneo. Le agenzie (e i loro clienti) dovranno essere capaci di recepire il cambiamento e conformare la propria offerta a un consumatore sempre più indipendente.
E voi? Come vedete l’evoluzione di internet come canale di distribuzione di contenuto? Quale sarà il ruolo delle brand in questo processo?
Ho deciso di chiamare questo blog “Rock & Roi” perchè racchiude il senso di due delle mie principali passioni. Quella personale, la musica rock, e quella professionale, il marketing online, e in particolare il consumer engagement attraverso i social media, espressi attraverso il concetto di “R.O.I.”. Il concetto di Return On Involvement, letteralmente “Ritorno sul Coinvolgimento” (evoluzione dell’economico ritorno sull’investimento), che simboleggia la trasformazione di un marketing sempre più volto alle relazioni personali e brand-personali, in un’ottica di coinvolgimento diretto.
Mi sembra quasi doverso, quindi, dedicare questo primo post a un argomento che coinvolga entrambi gli elementi.
Lo spunto per questo post è arrivato da un’esperienza concreta: la scorsa settimana stavo leggendo Google Reader, dopo cena, e come sempre ho aperto iTunes per ascoltare un po’ di musica. Mi è venuto in mente un gruppo che ascoltavo negli anni ‘90, i Limp, e che non ascoltavo da qualche anno. Avevo anche un disco originale (Guitarded, del 1999), che sarà in qualche scatolone in cantina dai miei.
I Limp erano una delle band del roster Honest Don’s, una sotto-etichetta della Fat Wreck Chords, casa discografica tra le più importanti nel panorama punk-hardcore tuttora operativa negli USA. In Italia non li conosceva (e conosce) nessuno, mentre oltreoceano hanno avuto un grande successo nella seconda metà degli anni 90. Nel 2002 si sono sciolti, uno di loro si è trasferito in Giappone e buonanotte ai Limp.
Torniamo alla mia serata tra iTunes e Reader. “Vediamo un po’ se riesco a sentirmi qualche pezzo dei Limp in streaming“, mi chiedo. Google però non mi aiuta. Anche perchè i Limp sono stati un po’ sfigati con la scelta del nome (i Limp Bizkit hanno avuto un filo in più di successo, dominando i risultati di ricerca sui motori). Dopo un po’ di ricerca scopro un profilo su myspace ormai abbandonato e un link di rapidshare. E poco altro.
Io nel mio piccolo ho suonato per 7 anni in una band, gli Staly Fish, abbiamo registrato qualche demo, prodotto un EP con etichette indipendenti in Italia, Giappone e Sud America e un centinaio di concerti, ma niente di paragonabile ai Limp. Internet è stato praticamente il nostro unico canale (a parte il live), e cercando oggi “staly fish” su google si trovano centinaia di risultati legati a noi. Questo mi ha fatto riflettere su come internet cambia il peso e la presenza delle band (oltre che, è arcinoto, le logiche di distribuzione della musica). La presenza online rende le band immortali, e lo fa attraverso diversi canali:
I blog: blog personali, webzine, fanclub anche di pochi amici diventano luoghi virtuali dove trovare informazioni, recensioni, date dei concerti, canzoni, video etc.
Youtube: per tutte le band che hanno almeno un video in repertorio, Youtube è un video juke box, dove ascoltare i brani attraverso il player (io lo faccio spesso, quando non ho con me gli mp3 di una band e mi viene voglia di ascoltare proprio quella. Di solito sono i Get Up KIds.). E’ addirittura nato un network apposito per l’aggregazione di video in base alla ricerca per artista, album e brano, Lastvid.com.
Myspace e glI social network: in principio fu Purevolume (sapete? Esiste ancora!), soppiantato poi da myspace, che è andato sempre più a posizionarsi con un focus molto forte sulla musica (assistiamo in questi mesi a MySpace Secret Shows in tutto il mondo). In generale i social network sono diventati luoghi di elezione per la condivisione della musica, un palco sempre aperto, fino ai più recenti Last.fm, Blip.fm etc.
I website: negli ultimi anni hanno perso importanza a favore dei social network e in particolare MySpace,ma resistono trasformandosi, proponendo nuove forme di interazione e tendendo all’impostazione del blog.
Inoltre, ma questo riguarda principalmente le band più affermate, internet diventa un canale per sperimentare nuove strategie di promozione e distribuzione (qualche nome? Radiohead, Placebo etc.). Ma questo merita un post a parte.
E voi? Come vedete il ruolo di internet e dei social network nell’immediato futuro della musica? Avete dei casi interessanti da segnalare, o esperienze dirette nella promozione online di una band?
Rock & Roi è un blog che parla di social media, consumer engagement e comunicazione online, che osserva come le brand e i consumatori interagiscono ed entrano in contatto, conversando, creando e condividendo valore.
Gabriele Cucinella
Appassionato di marketing, comunicazione digitale e social media, seguo le evoluzioni continue che interessano i nuovi canali di comunicazione.
Lavoro come Account Manager nella sede italiana di Agency.com. Questo è il mio blog, un luogo dove condividere pensieri ed analisi su quello che succede online. E su quello che succederà. Perchè internet è una rete di persone.